I CASCHI BLU

 

Denominazione (dal colore dell'elmetto) con cui vengono comunemente designate le forze armate dell'ONU. Tali forze, composte da militari messi a disposizione dai paesi membri, ma operanti sotto le insegne dell'ONU, sono costituite per ogni singolo intervento per decisione del Consiglio di Sicurezza e poste sotto la guida del segretario generale. I caschi blu possono avere compiti di semplice osservazione e controllo, oppure essere incaricati di attuare "ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale" (art. 42 della Carta dell'ONU). 

 

I Caschi blu non erano stati previsti dai "padri fondatori", quando si riunirono a San Francisco, nel 1945, per creare l'Onu. Allora si pensava di poter dotare l'Onu di un vero e proprio esercito internazionale, capace di usare la forza armata per imporre il rispetto del diritto e della giustizia.

Questo esercito sarebbe stato costituito da contingenti messi stabilmente a disposizione da membri dell'Onu, e sarebbe stato agli ordini del Consiglio di sicurezza, assistito dal "Comitato di Stato maggiore" composto dai capi di stato maggiore dei cinque Membri permanenti del Consiglio.

I Cinque Grandi avrebbero così gestito a loro discrezione le crisi internazionali. Disegno utopistico, perché presupponeva un accordo costante tra i Cinque.

In seguito si decise di creare una forza di interposizione che assicurasse e controllasse la cessazione delle ostilità.
Furono così create le operazioni di peacekeeping (tra le attività che contraddistinguono le Nazioni Unite, un ruolo rilevante hanno assunto le peacekeeping operations, ovvero le operazioni per il mantenimento della pace effettuate in stati che per la gravità della situazione interna possono minacciare la pace e la sicurezza internazionale), condotte dai Caschi blu. Da allora quelle operazioni si sono moltiplicate: 60 fino ad oggi (di cui 18 in corso).

  Cosa fanno i Caschi blu?

Sono come i poliziotti inglesi di una volta, che erano armati solo di un manganello e di un fischietto. I Caschi blu, che agiscono nel quadro di operazioni di peacekeeping, hanno un ruolo radicalmente diverso da quello di un esercito vero e proprio. Operano solo con il consenso dello Stato sul cui territorio sono dislocate. Sono armati solo di armi leggere e possono usare la forza non per imporre coercitivamente la volontà dell'Onu ad un governo recalcitrante, ma solo per legittima difesa: se attaccati possono rispondere al fuoco, sia pure in modo circoscritto.

È evidente che se non si limitassero all'autodifesa, il Governo che li ospita potrebbe ritirare il consenso e segnare la fine della missione. Hanno essenzialmente il compito di separare i contendenti, mantenere l'ordine, sorvegliare l'osservanza di tregue o la cessazione delle ostilità; non possono dunque assumere un ruolo attivo e propulsivo, non possono minacciare ed usare la forza militare per imporre ad uno Stato di disarmare o di ritirarsi da una certa zona, o ai ribelli di consegnare le armi.

Come scrisse nel 1957 l'allora Segretario-Generale Dag Hammarskjöld, i caschi blu non devono imporre soluzioni politiche né influenzare l'equilibrio politico esistente, non devono interferire in conflitti interni.

In una parola, devono essere neutrali ed imparziali.

Inoltre, i Caschi blu dipendono dal Segretario Generale dell'Onu (che però a sua volta risponde, di regola, al Consiglio di sicurezza) con la conseguenza che i vari contingenti militari nazionali messi a disposizione dell'Onu devono passare attraverso una trafila burocratico- militare complessa, una catena di comando che arriva fino a New York e che si è dimostrata troppo farraginosa per rispondere rapidamente alle esigenze sul campo. Un'altra caratteristica distingue i Caschi blu dall'illusorio esercito mondiale previsto dalla Carta dell'Onu: mentre quell'esercito doveva costituire il braccio armato dei Cinque Grandi, i Caschi blu, in principio, sono composti solo da contingenti di medie e piccole potenze, a significare che la funzione di peacekeepingnon deve essere manipolata dalle Grandi Potenze.

In breve, i Caschi blu non sono militari che combattono per imporre la pace, ma strumenti di "diplomazia preventiva", come li definì Hammarskjöld nel 1960, che agiscono per stabilizzare le relazioni internazionali, preservare lo status quo e impedire che conflitti locali o regionali degenerino in guerre mondiali.

Naturalmente, dal 1956 a oggi varie cose sono cambiate.

Ad esempio dal 1961 i Caschi blu sono stati autorizzati in alcune situazioni ad usare la forza anche per imporre certe linee di condotta. Recentemente, poi, si è ritenuto sempre più utile far partecipare al peacekeeping contingenti militari di una delle Grandi Potenze.

Le linee essenziali dei poteri dei Caschi blu sono però rimaste immutate. Malgrado i loro limiti, dalla loro creazione ad oggi i Caschi blu hanno assolto un ruolo costruttivo di prevenzione o controllo di conflitti locali.
 
 In ogni caso, per autorizzare il ricorso alla forza al di là della legittima difesa occorre un'autorizzazione esplicita del Consiglio.
Il loro ruolo va visto nella più ampia ottica del mantenimento della pace.